STANISLAVSKIJ – Capitolo 3

STANISLAVSKIJ – Capitolo 3

“Nel momento in cui veniva scelto e ammesso nella compagnia, l’attore entrava a far parte di un gruppo democratico. La regola fondamentale per la distribuzione delle parti sarebbe stata questa: “oggi Amleto, domani comparsa, ma persino come comparsa l’attore deve essere un artista”.

Citando Michail Scepkin, il celebre attore che aveva dominato le scene russe nella prima metà dell’Ottocento, Stanislavskij proclamava:

“NON CI SONO PARTI MINORI, MA SOLO ATTORI MINORI”.

L’estate trascorsa a provare in una tenuta di campagna, a trenta chilometri da Mosca, fu la più intensa ed eccitante nella vita dei giovani attori del Teatro d’Arte. Ogni membro della compagnia, prima e dopo le nove ore di prove quotidiane svolgeva i propri compiti in cucina o si occupava delle pulizie. Gli attori sostenevano che, odiando tutte le forme di falsità sulla scena, non potevano non rifiutare l’ipocrisia nella vita. Un attore non avrebbe saputo portare la verità a teatro se non era capace di vivere la propria vita quotidiana in modo semplice e autentico.

Alcuni degli Incontri fondamentali che hanno aiutato Stanislavskij nella ricerca del metodo: Suler: Tolstoj lo stimava al punto da dichiarare che Suler era “l’uomo più puro” che avesse mai conosciuto. Suler, che non era un professionista del teatro, comprese l’entusiasmo di Stanislavskij per le scoperte del periodo finlandese: il segreto stava nel liberare il potenziale creativo della mente, e il primo passo verso la possibilità di risvegliare in modo costante lo stato d’animo creativo doveva consistere nell’elaborazione di efficaci esercizi fisici e psicologici. Suler propose persino un nome per questi esercizi, “Yoga”, il termine sanscrito con cui i duchobory di Terranova chiamavano le pratiche fisiche e spirituali che compivano quotidianamente.

Questi esercizi yoga infondevano calma, sicurezza e determinazione. Inoltre Suler aveva appreso la nozione indù di prana, forza vitale invisibile che scorre in ogni essere vivente. Stanislavskij era affascinato dai racconti di Suler: il prana non doveva essere altro che lo stato d’animo creativo, chiamato in modo diverso.

E proprio da queste suggestioni traeva inizialmente l’ispirazione per elaborare i primi elementi del suo Sistema. Vsevolod Mejerchol’d: era stato tra i primi attori attori del Teatro d’Arte aveva lasciato la compagnia nel 1902 per tentare l’allestimento del repertorio simbolista mediante l’adozione di nuove forme sceniche “stilizzate”. Tre anni dopo Stanislavskij gli chiese di ritornare al Teatro d’Arte come regista, creando per lui e per il suo gruppo di attori uno speciale laboratorio teatrale.

Gli spettacoli sperimentali allestiti nel nuovo laboratorio erano visualmente risolti in chiave grottesca, ma la recitazione era priva di vita e di tensione interiore. Gli attori utilizzavano movimenti da marionetta e toni vocali cavernosi che non riuscirono a convincere Stanislavskij. La recitazione simbolista, per la pregnanza dei significati da comunicare e il rigore della tecnica adottata, avrebbe infatti dovuto toccare in profondità l’animo degli spettatori, mentre gli attori di Mejerchol’d non erano altro che manichini manovrati dal regista, statue dai lenti movimenti.

Nell’autunno del 1905, il laboratorio di Mejerchol’d fu definitivamente sciolto. Il Primo Studio iniziò ufficialmente la propria attività nella primavera del 1912. Accollandosi personalmente le spese, Stanislavskij prese in affitto l’ultimo piano nell’edificio dell’ex Cinema Lux e pagò gli stipendi mensili dei membri della nuova formazione…

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